Samtskhe-Javakheti è una delle regioni più distintive della Georgia, formata da antichi vulcani e plasmata da secoli di resilienza umana. Il suo nome unisce Samtskhe (legato alle antiche tribù Meskhi) e Javakheti, citato nelle iscrizioni urartee dell'VIII secolo a.C. La regione si trova su un alto altopiano vulcanico tra 1.500 e 2.000 metri sul livello del mare, incorniciata dalle catene montuose Meskheti, Trialeti e Javakheti.
Dalle culture preistoriche della lavorazione del ferro all'Età dell'Oro medievale georgiana sotto la Regina Tamar, Samtskhe-Javakheti è stata alla frontiera degli imperi. Fortezze come Khertvisi sorvegliavano le rotte commerciali, mentre monasteri rupestri come Vardzia offrivano sia rifugio spirituale che difesa militare. Il dominio ottomano, persiano e successivamente russo ha lasciato strati architettonici e culturali ancora visibili oggi.
Monumenti religiosi come i monasteri di Zarzma, Kumurdo e Sapara conservano un'eccezionale maestria medievale, mentre il Castello di Rabati riflette secoli di coesistenza tra comunità cristiane, musulmane ed ebraiche. Oggi, il tessuto multiculturale della regione rimane vivo attraverso musica, festival, cucina e vita rurale quotidiana.
La natura è altrettanto imponente: laghi vulcanici come Paravani e Tabatskuri, dense foreste del Parco Nazionale Borjomi-Kharagauli e altopiani spazzati dal vento creano un senso di vastità raramente trovato altrove in Europa. Samtskhe-Javakheti non è solo una destinazione — è una narrazione vivente dove geologia, storia e resistenza umana si incontrano.